Le isole dell’Arcipelago Toscano – Mondi di miniere

Proprio come accade per le perle di una collana, anche le isole dell’Arcipelago Toscano sono molto diverse tra loro. La differenza più marcata è forse quella legata alla formazione geologica. Alcune isole sono infatti formate da rocce sedimentarie di tipo aranaceo e da accumuli conchiliferi che racchiudono fossili marini come Pianosa, oppure da sedimenti calcareo-dolomitici come Giannutri.

Altre isole hanno avuto origine da rocce magmatiche intrusive, come Montecristo, Elba e Giglio. Capraia deriva invece da un antico vulcano, cui deve le sue rocce magmatiche effusive, mentre Gorgona sembra un pezzo Alpi staccatosi dalla catena e disperso in mare.

Per scoprire la natura geomorfologica delle perle di Venere basta sapere dove andare. Sull’Elba per esempio, il processo di emersione del granito incandescente ha portato alla formazione di minerali nei punti di contatto con le rocce di copertura, come a punta Calamita, che è stata chiamata così perchè, approssimandosi alla costa, i marinai a causa della presenza di magnetite vedevano le bussole impazzire.

Ma anche sull’isola del Giglio, tra la spiaggia di Campese e la punta del faraglione, è possibile sia notare la profonda differenza tra le rocce granitiche e quelle calcaree, sia intravedere i tralicci che servivano a trasportare sulle navi la pirite estratta dalle vicine miniere.

A Montecristo, invece, lo spazio è tutto per il granito, mentre a Pianosa basta osservare le pietre dei costoni per scoprirvi conchiglie incastonate, tracce di un’antichissima sedimentazione organica. Il periplo dell’isola di Capraia permette, a Cala Rossa, di scoprire i contrasti delle rocce, mentre a Giannutri sono evidenti gli anfratti e le sculture create dal mare sulle rocce calcaree nella Punta Sud, i cosiddetti Grottoni.

Nonostante la ricchezza di minerali, però, soltanto due delle sette isole dell’arcipelago hanno sfruttato i loro depositi. Dall’epoca etrusca fino al 1962, nel giacimento del Campese al Giglio si estraeva principalmente Pirite. Anche le miniere all’Elba, che sono tutte concentrate nella parte orientale dell’isola e nella quali si estraeva principalmente l’ilvaite (un silicato di calcio e ferro) tipica dell’isola; cave di pirite, ematite e magnetite cominciarono ad essere sfruttate in epoca etrusca per essere chiuse a partire dagli anni Cinquanta.

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