L’Abbazia di San Galgano, suggestiva architettura gotica nella campagna toscana

Dal bivio del Madonnino si imbocca l’ex statale Massetana (oggi strada provinciale) incontrando, subito a sinistra, una breve diramazione per l’abbazia di S. Galgano. Tra le più insigni architetture gotico-cistercensi in Italia e una delle più suggestive della campagna toscana, è un possente involucro scoperchiato in mattoni e travertino, che documenta la potenza economica della comunità monastica.

La vasta struttura dialoga con la natura circostante attraverso gli squarci, in un contrasto di luci e colori di drammatica e solitaria bellezza. Attorno al 1180, il nobile cavaliere Galgano Guidotti, originario di Chiusdino, fece erigere una cappella sul vicino monte Siepi e, avendo preso l’abito cistercense, vi trascorse da eremita gli ultimi tempi di vita.

I cistercensi di Casamari ottennero di costruire in onore di Galgano, canonizzato nel 1185, un oratorio e un edificio. Secondo la tradizione sorse così ai piedi del monte Siepi il monastero di S. Galgano che, cresciuto rapidamente in potenza, soppiantò tutte le abbazie benedettine nei dintorni, riscattandone i beni.

I suoi monaci, furono giudici, notai, medici, architetti e operai del Duomo di Siena. Nel ‘400 cominciò la decadenza e nel ‘500 fu la rovina. La soppressione degli ordini religiosi disperse gli ultimi monaci, poi nel 1816 il monastero fu utilizzato per la costruzione di una fattoria.

La chiesa, a croce latina e orientata, ebbe particolarmente importanza per la diffusione del gotico nell’architettura toscana. Già nel XVI secolo prese a rovinare, tanto che fu restaurata nel 1577. I danni tuttavia crebbero di continuo: nel 1722 si aprirono grandi crepe, poi cadde il campanile (1786) e anche le volte finirono per crollare del tutto.

Lungo i fianchi si coglie al meglio la stupenda struttura dell’edificio: i muri sono aperti da monofore e bifore ogivali (le colonnine di divisione sono andate tutte perdute, tranne una). L’abiside è animata da due ordini di monofore. L’interno, vasto e invaso dal prato, è nella sua grandiosa solennità la parte più suggestiva del monumento.

Lo spazio è suddiviso in tre navate da sedici forti pilastri crufiformi. Le arcate sono tutte a sesto acuto con doppio archivolto. Alta, ancora meravigliosa e come risplendente per la prevalenza della bianca pietra di rivestimento, appare l’ariosa navata mediana, priva delle volte gotiche crollate e quindi tutta invasa dalla luce.

Sulla destra della chiesa si trova il monastero, di cui rimangono la Sala capitolare, la grande Sala dei monaci, e un piccolo tratto del chiostro ad arcate su colonnine binate. Oggi S. Galgano è sede di concerti e manifestazioni musicali, che trovano qui uno scenario particolarmente suggestivo.

Di recente è stato potenziato l’impianto di illuminazione: di notte, sorgenti luminose che sembrano nascere dalla terra esaltano l’eleganza delle linee architettoniche, valorizzando con fasci di luce l’andamento verticale dell’edificio che sembra protendersi verso il cielo.

A poca distanza si trova la chiesetta di Monte Siepi, la cui struttura originalissima costituisce un episodio singolare nell’ambito dell’architettura romanica senese. E’ a pianta perfettamente circolare, con campaniletto a vela, e ha un interno di notevole interesse, con fasce concentriche di cotto e travertino.

Al centro, il masso nel quale la leggenda vuole che il santo abbia conficcato la spada (protetta da una calotta) per adorarne l’elsa in forma di croce.

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